Le regole che contano sono di tre tipi: la legge sul diritto d'autore, le norme sulla trasparenza della pubblicità e le regole delle piattaforme su cui pubblichi. Questa guida le mette in fila e dice cosa significano in pratica. È informazione generale, non una consulenza legale: per un caso specifico serve un avvocato.
I tre livelli di regole
| Livello | Cosa regola | Chi lo fa rispettare |
|---|---|---|
| Diritto d'autore e immagine | Chi può usare un video e le persone che ci compaiono | Il titolare dei diritti, il giudice |
| Trasparenza pubblicitaria | Come si segnala che un contenuto è pagato | AGCOM, AGCM, autodisciplina IAP |
| Regole delle piattaforme | Cosa viene distribuito, cosa viene rimosso | TikTok, Instagram, YouTube, X |
Una clip può essere in regola su un livello e non sull'altro. Un video del brand usato con il suo permesso ma senza dichiarazione pubblicitaria è un problema; una clip dichiarata alla perfezione ma montata con materiale di terzi lo è altrettanto.
Diritto d'autore: chi può usare un video
In Italia la materia è regolata dalla legge 633 del 1941. All'autore spetta il diritto esclusivo di pubblicare l'opera e di utilizzarla economicamente "in ogni forma e modo, originale o derivato" (art. 12).
Una clip tocca almeno tre di questi diritti esclusivi:
- riproduzione: copiare l'opera, anche solo in parte (art. 13);
- comunicazione al pubblico: che comprende la messa a disposizione online, dove ognuno guarda quando vuole (art. 16, stessa fonte);
- elaborazione: ogni forma di modifica e trasformazione dell'opera (art. 18).
Tagliare, sottotitolare e ripubblicare un video è quindi un uso che richiede il permesso di chi ne ha i diritti. Nel clipping retribuito quel permesso arriva dal brand: è lui a mettere a disposizione il materiale sorgente e a indicare nel brief cosa si può usare. Il modello è spiegato in Cos'è il clipping e come funziona.
Il permesso copre il materiale della campagna, non tutto quello che aggiungi tu. Musica, spezzoni di altri video, immagini prese dal web, font o grafiche con licenza personale restano fuori. Se li inserisci, devi avere tu il diritto di usarli.
La citazione non è una scorciatoia
Si sente spesso dire che "qualche secondo si può usare". La legge prevede un'eccezione, ma è stretta. L'art. 70 consente riassunto, citazione o riproduzione di brani di un'opera se fatti "per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini" e purché non facciano concorrenza all'utilizzazione economica dell'opera. Vanno indicati titolo, autore ed editore, quando compaiono sull'opera.
Una clip promozionale pagata a view non è critica né discussione: è distribuzione. Non c'è una durata "sicura" sotto la quale un estratto diventa libero. Per questo, nel clipping, la regola pratica è semplice: si monta solo il materiale che la campagna mette a disposizione.
Qualche caso concreto:
- un video di un altro creator che parla del prodotto del brand non diventa utilizzabile perché il tema coincide: i diritti restano di chi l'ha girato;
- uno spezzone di un film o di una partita inserito come "reazione" non è coperto dalla campagna;
- il materiale di una campagna chiusa non va riusato per un'altra: il permesso vale per la campagna in cui è stato dato.
Le persone nelle clip: il diritto all'immagine
Oltre ai diritti sul video ci sono quelli delle persone che ci compaiono. "Il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto o messo in commercio senza il consenso di questa" (art. 96). Il consenso non serve in alcuni casi, come la notorietà o i fatti svolti in pubblico, ma la pubblicazione resta vietata se lede onore, reputazione o decoro della persona (art. 97). In caso di abuso il giudice può ordinarne la cessazione, salvo il risarcimento dei danni (art. 10 c.c.).
Cosa significa per chi monta:
- non aggiungere riprese di persone estranee alla campagna, come passanti filmati da te o volti presi da altri video;
- non usare il volto di chi compare nel materiale in un contesto che lo ridicolizza o ne distorce il pensiero, per esempio con didascalie che gli mettono in bocca cose mai dette;
- se il brief indica persone o passaggi da non usare, quella regola vale anche per questo motivo.
Contenuto sponsorizzato: perché va dichiarato
Una clip di campagna è pubblicità: c'è un brand che paga perché venga vista. Il Codice del consumo considera sempre ingannevole usare contenuti redazionali per promuovere un prodotto quando i costi della promozione sono sostenuti dal professionista "senza che ciò emerga dai contenuti o da immagini o suoni chiaramente individuabili per il consumatore" (art. 23, lett. m). Lo stesso articolo vieta le recensioni e gli apprezzamenti falsi sui social.
Le regole di autodisciplina della pubblicità vanno nella stessa direzione. La Digital Chart dell'IAP indica le formule ammesse:
- nel testo: "Pubblicità/Advertising", "Sponsorizzato da...", "Promosso da...", "In collaborazione con...", ben visibili nella parte iniziale;
- come hashtag: #Pubblicità, #Sponsorizzato da... oppure #ad insieme al nome del brand, tra i primi tre hashtag;
- nei video: un'avvertenza nella descrizione e nelle scene iniziali.
Un esempio di testo che rispetta queste indicazioni: "Pubblicità per [nome del brand]" come prima riga della didascalia, seguito dal resto del testo. Oppure #ad #nomebrand tra i primi hashtag. In entrambi i casi chi guarda capisce prima di tutto che si tratta di un contenuto pagato, non dopo aver letto tre righe o aperto i commenti.
La dichiarazione non indebolisce la clip. Una clip non dichiarata, invece, viene rifiutata in revisione anche se ha ottime view.
Le regole AGCOM sugli influencer
Dal 2024 AGCOM ha linee guida dedicate a chi pubblica contenuti sui social per conto di brand. Con la delibera 197/25/CONS del 23 luglio 2025 le ha modificate e ha approvato un Codice di condotta per gli influencer.
Gli obblighi più stringenti valgono per gli "influencer rilevanti": chi ha almeno 500.000 follower oppure 1 milione di visualizzazioni medie mensili negli ultimi sei mesi su almeno una piattaforma. Superata la soglia su una piattaforma, le regole si applicano a tutte (linee guida). Gli influencer rilevanti devono iscriversi a un elenco tenuto da AGCOM, aggiornato il 15 aprile e il 15 ottobre di ogni anno (AGCOM).
Chi inizia con il clipping è quasi sempre lontano da quelle soglie. Ma il principio di fondo vale per tutti: la pubblicità occulta è vietata e la natura commerciale di un contenuto deve essere riconoscibile subito. AGCOM precisa anche che le etichette delle piattaforme, come "paid partnership", aiutano ma non sostituiscono gli obblighi di trasparenza (AGCOM).
Come si dichiara, piattaforma per piattaforma
Ogni piattaforma ha uno strumento proprio. Usalo sempre, insieme a una dichiarazione nel testo.
- TikTok: attiva l'impostazione di dichiarazione dei contenuti commerciali su ogni post che promuove un brand; il video mostra un'etichetta come "Paid partnership". Un contenuto commerciale non dichiarato può essere escluso dal feed Per te (TikTok).
- Instagram: per il branded content si usa l'etichetta "partnership retribuita" con il tag del brand (Instagram).
- YouTube: nella sezione sulla promozione a pagamento di YouTube Studio va indicato che il video include contenuti di brand; compare un'etichetta all'inizio del video (YouTube).
- X: la policy chiede una dichiarazione chiara ed evidente, per esempio #ad o #sponsored (X).
Se il brief indica una formula precisa, usa quella. Se non la indica, una dichiarazione all'inizio del testo più l'etichetta della piattaforma è la combinazione più sicura.
Le regole delle piattaforme sui contenuti riutilizzati
Anche con tutti i diritti in ordine, le piattaforme non distribuiscono volentieri copie. Il clipping funziona perché ogni clip è un montaggio nuovo, non un ricaricamento.
- YouTube esclude dal Programma partner i "contenuti riutilizzati", come clip di momenti montati insieme con poca o nessuna narrazione o video già caricati più volte da altri; sono ammessi invece montaggi con commento e struttura propri (YouTube).
- TikTok esclude dal feed Per te le ripubblicazioni senza modifiche nuove o creative e i contenuti con watermark o logo di altri (TikTok).
- Instagram smette di raccomandare gli account che ripubblicano spesso contenuti altrui senza modificarli in modo sostanziale e, tra copie identiche, raccomanda solo l'originale (Instagram).
La conseguenza pratica: scegli tu il momento, scrivi tu l'hook, fai tu il taglio e i sottotitoli. Come questo pesa sulla distribuzione è spiegato in Come funzionano gli algoritmi dei feed verticali.
Cosa succede se qualcosa va storto
Le conseguenze arrivano da più parti, e spesso insieme.
- Dalla piattaforma: una clip con materiale non autorizzato può essere silenziata, rimossa o esclusa dalle raccomandazioni; le violazioni ripetute pesano sull'account.
- Dal titolare dei diritti: chi detiene i diritti di un video o di un brano può chiederne la rimozione e, nei casi più seri, il risarcimento dei danni.
- Dalla campagna: una clip che non rispetta il brief o non è dichiarata non supera la revisione e non viene pagata.
Il rischio maggiore, nel clipping, non è la grande violazione: è la piccola aggiunta fatta senza pensarci, come una base musicale presa dalla libreria sbagliata o un meme con il volto di qualcuno. La regola che evita quasi tutto è una sola: se un elemento non viene dalla campagna e non è tuo, chiediti chi te lo ha permesso.
Cosa controlla la revisione su Klip Flix
Ogni clip inviata a una campagna Klip Flix passa una revisione prima di essere pagata. Le regole sono di due tipi: quelle generali, raccolte nei requisiti dei contenuti, e quelle della singola campagna, scritte nel brief, comprese le categorie e i temi esclusi dal brand.
Contano solo le view verificate: traffico acquistato e interazioni artificiali non vengono pagati. Gli errori che fanno rifiutare più spesso una clip sono in Come montare clip che superano la revisione. Prima di iniziare conviene leggere anche i termini per i clipper.
Checklist prima di pubblicare
- Ho usato solo il materiale messo a disposizione dalla campagna
- Musica, immagini e grafiche aggiunte sono mie o ho il diritto di usarle
- Nessuna persona compare in un contesto che ne lede l'immagine
- La clip è dichiarata come pubblicità nel testo, all'inizio
- Ho attivato lo strumento di dichiarazione della piattaforma
- Il montaggio è mio: momento, hook, taglio e sottotitoli
- Ho rispettato temi esclusi, menzioni e durata indicati nel brief
Domande frequenti
Il clipping è legale in Italia?
Sì, se usi materiale che hai il permesso di usare e dichiari la clip come pubblicità. Nelle campagne il permesso arriva dal brand che fornisce il materiale.
Posso fare clip dei video di un creator senza il suo permesso?
Di norma no. Riprodurre e ripubblicare un video richiede il consenso di chi ne ha i diritti; l'eccezione per citazione vale per critica e discussione, non per la distribuzione promozionale.
Devo scrivere #ad anche se uso l'etichetta della piattaforma?
È la scelta più sicura. L'etichetta della piattaforma aiuta, ma AGCOM precisa che non sostituisce gli obblighi di trasparenza.
Le regole AGCOM valgono anche per un account piccolo?
Gli obblighi specifici valgono per chi supera 500.000 follower o 1 milione di visualizzazioni medie mensili. Il divieto di pubblicità occulta vale per tutti.
Posso aggiungere una canzone di tendenza alla clip?
Solo se la piattaforma ti consente di usarla per contenuti commerciali e il brief non lo vieta. Altre risposte sono nelle domande frequenti.