Questa guida riprende in forma pratica le regole spiegate in Clipping e regole: diritti, contenuti sponsorizzati e trasparenza e le applica ai casi che capitano più spesso. È informazione generale, non una consulenza legale: per un caso specifico serve un avvocato.
La regola di partenza
La legge sul diritto d'autore, la 633 del 1941, riserva all'autore il diritto esclusivo di pubblicare l'opera e di utilizzarla economicamente "in ogni forma e modo, originale o derivato" (art. 12). Tagliare un video, sottotitolarlo e ripubblicarlo è uno di questi utilizzi.
Quindi la domanda giusta non è "quanto posso prendere", ma "chi mi ha dato il permesso". Se la risposta è nessuno, la clip non è lecita, anche se il video è pubblico e chiunque lo può guardare.
Quando è lecito
- Hai il permesso del titolare. È il caso delle campagne di clipping: il brand mette a disposizione il materiale e indica nel brief cosa si può usare.
- Il contenuto è tuo. Lo hai girato tu e le persone che compaiono sono d'accordo.
- Usi gli strumenti nativi della piattaforma, come remix o collab, nei limiti che la piattaforma prevede. Instagram li indica tra i modi per condividere il lavoro di altri dando il giusto credito (Instagram).
- Citi per critica o discussione, nei limiti spiegati qui sotto.
La citazione: un'eccezione stretta
L'art. 70 della legge 633 permette il riassunto, la citazione o la riproduzione di parti di un'opera "se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini" e purché non facciano concorrenza all'utilizzazione economica dell'opera. Vanno sempre indicati il titolo, l'autore e l'editore, se compaiono sull'opera.
Tre condizioni insieme: lo scopo è criticare o discutere, si usa solo quanto serve a quello scopo, e la clip non prende il posto dell'originale. Una clip promozionale pagata a view non è critica né discussione, e spesso è proprio un sostituto dell'originale: chi la guarda ha già visto il momento migliore.
Quando non è lecito
- Il video di un creator ripubblicato perché è virale o perché parla del prodotto di una campagna.
- Spezzoni di film, serie, partite o programmi TV, anche brevi, inseriti come reazione o come apertura.
- Il materiale di una campagna chiusa riusato per un'altra: il permesso vale per la campagna in cui è stato dato.
- Musica, immagini o grafiche prese dal web senza una licenza che ne permetta l'uso.
Il credito all'autore in didascalia non cambia le cose. È una cortesia, non un permesso. Anche Instagram ricorda che chi pubblica è responsabile di ottenere il permesso per usare il lavoro di altri (Instagram).
Le persone che compaiono nel video
Oltre ai diritti sul video ci sono quelli delle persone. "Il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto o messo in commercio senza il consenso di questa", salvo i casi previsti dall'articolo successivo (art. 96).
In pratica: non aggiungere volti presi da altri video o ripresi per strada, e non mettere in bocca a chi compare nel materiale frasi che non ha detto. Un taglio che cambia il senso di quello che una persona dice è un problema anche se il materiale è autorizzato.
Cosa fanno le piattaforme
Oltre alla legge ci sono le regole delle piattaforme, che spesso intervengono per prime.
- YouTube: il sistema Content ID confronta i video caricati con quelli dei titolari dei diritti, che decidono se bloccarli, monetizzarli o tracciarne le statistiche (YouTube). Una rimozione per richiesta legale dà invece un avvertimento per violazione del copyright: con 3 avvertimenti in 90 giorni il canale rischia la chiusura (YouTube).
- TikTok: vieta i contenuti che violano copyright, marchi o altri diritti di proprietà intellettuale e li rimuove; esclude dal feed Per te i contenuti ricaricati senza modifiche creative e quelli con il watermark o il logo di altri (TikTok).
- Instagram: un account che pubblica soprattutto contenuti non originali può non essere più raccomandato a chi non lo segue. Bordi, watermark, sottotitoli o il credito all'autore non rendono originale un contenuto (Instagram).
Anche con tutti i permessi in regola, quindi, una clip deve essere un montaggio tuo: momento scelto, hook, taglio, testo.
E nelle campagne Klip Flix
Nelle campagne il permesso sul materiale arriva dal brand. Il resto è responsabilità tua: quello che aggiungi deve essere tuo o usabile con licenza, e la clip deve rispettare il brief e i requisiti dei contenuti.
Ogni clip passa una revisione prima di essere pagata. Una clip con materiale di terzi non autorizzato non viene approvata. Gli errori che fanno rifiutare più spesso una clip sono in Come montare clip che superano la revisione.
- Il materiale viene dalla campagna o è mio
- Musica e grafiche aggiunte hanno una licenza che ne permette l'uso
- Nessuna persona compare in un contesto che non ha scelto
- Il montaggio è mio, non un ricaricamento
Domande frequenti
Se cito l'autore posso ripubblicare il suo video?
No. Il credito non sostituisce il permesso di chi ha i diritti sul video.
Esiste una durata sotto la quale un estratto è libero?
No. La legge non fissa una durata: la citazione è ammessa solo per critica o discussione, nei limiti di quello scopo.
Un video pubblico su TikTok o YouTube si può usare?
Essere pubblico significa che si può guardare, non che si può ripubblicare. Serve il permesso del titolare o uno strumento della piattaforma che lo consenta.
Cosa succede se uso materiale non autorizzato?
La piattaforma può rimuovere la clip o limitarne la distribuzione, il titolare può chiederne la rimozione e, in una campagna, la clip non supera la revisione. Altre risposte sono nelle domande frequenti.